Olio esausto: come smaltirlo e cosa diventa dopo il riciclo
L'olio esausto è l'olio che resta dopo una frittura, quello delle scatolette di tonno o dei sott'oli, il grasso scaduto in fondo al frigorifero. Sembra poca…

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L'olio esausto è l'olio che resta dopo una frittura, quello delle scatolette di tonno o dei sott'oli, il grasso scaduto in fondo al frigorifero. Sembra poca cosa, ma versato nel lavandino crea problemi alle tubature di casa, alla rete fognaria e ai depuratori. Raccolto a parte, invece, diventa materia prima: soprattutto biodiesel, ma anche biolubrificanti, saponi industriali e inchiostri. In questa guida vediamo cosa si intende per olio esausto, perché non va mai negli scarichi, come conservarlo in casa e dove portarlo.
Cos'è l'olio esausto e chi se ne occupa
Con olio esausto si indicano gli oli e i grassi vegetali e animali già usati o non più utilizzabili in cucina. In Italia la filiera fa capo al CONOE, il consorzio degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti. Il consorzio è stato costituito il 1° ottobre 1998 in base all'articolo 47 del decreto legislativo 22/1997; la sua disciplina è stata poi modificata dall'articolo 233 del decreto legislativo 152/2006. Al sistema partecipano chi produce o detiene questi oli, le imprese di raccolta, trasporto e stoccaggio e quelle di rigenerazione, come spiega la pagina di presentazione del CONOE.
Secondo i dati del consorzio, nel 2018 il CONOE ha raccolto circa 76 mila tonnellate di oli e grassi esausti, su circa 260 mila prodotte.
Perché non va buttato nel lavandino
Versato negli scarichi o disperso nell'ambiente, l'olio fa danni. Il vademecum del Comune di Cremona elenca i danni principali:
- le tubature di casa possono danneggiarsi seriamente e, nel tempo, ostruirsi;
- causa problemi alla rete fognaria e ai depuratori;
- l'olio inquina le falde acquifere;
- nel terreno forma uno strato impermeabile che impedisce alle radici delle piante di nutrirsi, fino a farle morire.
Per questo l'olio va sempre separato e portato nei punti di raccolta previsti dal proprio Comune.
Cosa si raccoglie e cosa no
Le regole di dettaglio cambiano da Comune a Comune. Lo schema qui sotto riprende le indicazioni del vademecum di Cremona, che distingue gli oli e i grassi alimentari dagli oli minerali, da smaltire separatamente.
| Tipo di olio | Esempi | Dove va |
|---|---|---|
| Olio di frittura | Olio di semi o d'oliva usato per friggere | Raccolta dell'olio vegetale esausto |
| Olio delle conserve | Tonno in scatola, sott'oli | Raccolta dell'olio vegetale esausto |
| Grassi alimentari scaduti | Strutto, lardo, burro | Raccolta dell'olio vegetale esausto, dove previsto |
| Oli minerali | Olio motore, lubrificanti, gasolio | Separatamente: centro di raccolta o officina |
A Cremona, per esempio, nei contenitori gialli finiscono l'olio vegetale e il grasso animale usati in cucina, l'olio delle conserve e i grassi alimentari deteriorati o scaduti come lardo, strutto e burro. Gli oli minerali come gasolio, nafta e lubrificanti per motori vanno invece smaltiti separatamente, alla piattaforma di San Rocco. Altrove le regole possono essere diverse: prima di conferire, conviene controllare le indicazioni del proprio Comune o del gestore dei rifiuti.
Come conservare l'olio esausto e dove portarlo
Non serve attrezzatura particolare: basta una bottiglia vuota. Il vademecum di Cremona indica questi passaggi:
- Lascia raffreddare l'olio dopo la cottura.
- Versalo in una qualsiasi bottiglia di plastica pulita.
- Chiudi bene la bottiglia con il tappo.
- Porta la bottiglia, preferibilmente piena, al punto di raccolta.
È anche un modo semplice per riusare le bottiglie di plastica. Il pieghevole di Hera diffuso nel Bolognese chiede di raccogliere gli oli a freddo, in bottiglie di plastica ben chiuse con un diametro massimo di 18 cm, e di non usare recipienti in vetro.
I punti di raccolta dipendono dall'organizzazione del servizio nel tuo territorio. A Cremona, per esempio, ci sono contenitori gialli in diverse vie della città e l'olio si può portare anche alla piattaforma di San Rocco. Per sapere quali servizi sono attivi nella tua zona, conviene consultare il sito del Comune o dell'azienda che gestisce i rifiuti.
Il CONOE, nelle osservazioni inviate il 26 ottobre 2026 alla commissione Ambiente della Camera, cita tra le sue attività il supporto ai Comuni per la raccolta del rifiuto domestico. Il consorzio avverte però che la scarsità di risorse rischia di comprometterne l'operatività, per esempio sul potenziamento della raccolta e sulla comunicazione ai cittadini: il contributo ambientale che lo finanzia, pari per esempio a 0,0108 euro al chilo per gli oli vegetali diversi da quelli d'oliva in confezioni oltre il litro, non è stato aggiornato dal 1° luglio 2017, quando è entrato in vigore.
L'olio motore del fai da te
Chi cambia da sé l'olio dell'auto, della moto o del tagliaerba ha a che fare con un rifiuto diverso: l'olio lubrificante usato, gestito dal CONOU. Il consorzio suggerisce di far eseguire il cambio in officina o in una stazione di servizio. Chi lo fa da solo, secondo le indicazioni del CONOU sul fai da te, deve:
- indossare guanti impermeabili per tutta l'operazione;
- raccogliere l'olio in un contenitore a chiusura ermetica, evitando materiali fragili come il vetro;
- non mescolarlo con altre sostanze, nemmeno con l'acqua, perché ne rende più difficile il riciclo;
- portarlo al centro di raccolta più vicino: lo smaltimento è gratuito.
L'olio motore non va versato nei contenitori per l'olio da cucina, che non accettano gli oli minerali. Come ricorda il CONOU, la legge punisce chi disperde incautamente gli oli lubrificanti usati nell'ambiente.
Cosa diventa l'olio raccolto
L'olio vegetale esausto raccolto viene trattato e rigenerato. Secondo il CONOE, il principale sbocco è il biodiesel, a cui va circa il 90% degli oli vegetali esausti del sistema consortile. Il resto diventa combustibile per impianti di cogenerazione, biolubrificanti per macchine agricole o nautiche, prodotti per la cosmesi, saponi industriali, inchiostri, grassi per la concia e cere per auto. Il consorzio stima che, se tutti gli oli vegetali esausti prodotti ogni anno in Italia fossero raccolti e trasformati in biodiesel per autotrazione, si risparmierebbero ogni anno 790 mila tonnellate di CO2 equivalente e 282 mila metri cubi d'acqua.
Domande frequenti
Posso buttare nel lavandino anche solo un po' di olio?
No. Versato negli scarichi, l'olio può danneggiare le tubature fino a ostruirle e crea problemi alla rete fognaria e ai depuratori. L'olio delle scatolette e delle fritture va raccolto in una bottiglia e conferito a parte.
Posso usare una bottiglia di vetro per raccogliere l'olio?
Meglio di no. Il pieghevole di Hera per l'area bolognese chiede espressamente di non usare recipienti in vetro, mentre il vademecum di Cremona indica una bottiglia di plastica pulita e ben chiusa.
L'olio motore va con l'olio da cucina?
No. Gli oli minerali, come l'olio motore e i lubrificanti, seguono un circuito diverso: si portano al centro di raccolta o si lasciano all'officina che esegue il cambio.
Che fine fa l'olio di frittura raccolto?
Viene rigenerato. Secondo il CONOE circa il 90% degli oli vegetali esausti del sistema diventa biodiesel; il resto viene usato per lubrificanti, saponi industriali, inchiostri, cosmetici ed energia.



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