Rifiuti, 4,2 milioni di tonnellate trattate fuori regione

Nel 2024 in Italia circa 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono state trattate in una regione diversa da quella in cui sono state prodotte. Il flusso principale va dal Centro-Sud verso il Nord. È il dato centrale della settima edizione dello studio di Utilitalia "Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035", diffuso il 2 novembre e basato sui dati 2024 del Rapporto ISPRA 2025.
Chi esporta e chi riceve
In quell'anno l'Italia ha prodotto circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più dell'anno precedente. Il Nord ha ricevuto circa 2,3 milioni di tonnellate dal Centro-Sud. Il Centro ha mandato fuori regione il 14% della sua produzione, circa 880 mila tonnellate. Il Sud peninsulare ne ha esportate 1,74 milioni, pari al 29%.
Secondo lo studio, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno superato ampiamente gli obiettivi europei sul riciclo e dispongono di termovalorizzatori adeguati.
I costi dei viaggi
Spostare i rifiuti ha un prezzo. Utilitalia stima 176 mila viaggi di camion, 124 milioni di chilometri percorsi e oltre 65 mila tonnellate di CO2 in più. Sulla Tari pesano circa 75 milioni di euro aggiuntivi, per il 90% a carico delle regioni del Centro-Sud.
Gli obiettivi al 2035
Entro il 2035 l'Unione europea chiede di arrivare al 65% di riciclaggio effettivo e di non superare il 10% di rifiuti urbani in discarica. Con i dati 2024 l'Italia è al 52,3% di riciclaggio effettivo e al 14,8% di discarica.
Per l'organico lo studio segnala un'inversione di tendenza: grazie anche ai fondi del PNRR sono previsti 22 nuovi impianti di trattamento nel prossimo triennio. Resta indietro il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili, per il quale servirebbero circa 2,7 milioni di tonnellate di capacità in più. Il fabbisogno potrebbe dimezzarsi con il termovalorizzatore di Roma e i due previsti in Sicilia.
Secondo il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro, le regioni con le percentuali più alte di raccolta differenziata sono anche quelle con più impianti. «Ciò dimostra come una corretta raccolta differenziata a monte debba essere sostenuta da un adeguato numero di impianti», ha osservato.
Fonti ANSA, Eco dalle Città, ESG News



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